📑 Indice dei contenuti
📌 Nota metodologica: questo articolo descrive la norma in termini generali e le buone pratiche tecniche di conservazione delle evidenze digitali. Non sostituisce la consulenza di un avvocato, che resta necessaria per valutare il caso concreto, la qualificazione dei fatti e i termini per la querela.
⚖️ Il Nuovo Reato in Breve
Dal 10 ottobre 2025 il codice penale italiano contiene un reato dedicato ai deepfake: l’art. 612-quater, introdotto dalla legge n. 132/2025 sull’intelligenza artificiale.
- Condotta: cedere, pubblicare o diffondere senza consenso immagini, video o voci falsificati o alterati con sistemi di intelligenza artificiale;
- Requisiti: il contenuto deve essere idoneo a trarre in inganno sulla sua genuinità e causare un danno ingiusto alla persona;
- Pena: reclusione da uno a cinque anni;
- Procedibilità: di regola a querela della persona offesa; d’ufficio in alcuni casi, ad esempio se il fatto è connesso a un altro delitto procedibile d’ufficio o se riguarda una persona incapace o una pubblica autorità.
Il punto pratico è uno: nella maggior parte dei casi serve una querela, e una querela efficace si basa su prove ben conservate.
🎭 Quali Contenuti Riguarda
La norma copre immagini, video e voci. Nella pratica, le situazioni più frequenti sono:
Immagini intime false
I cosiddetti deepnude: foto reali trasformate in immagini sessuali mai esistite, spesso usate per umiliare o ricattare.
Video e audio diffamatori
Una persona che “dice” o “fa” cose mai dette o fatte, diffuse sui social o nelle chat di gruppo.
Voci clonate
Messaggi vocali o telefonate con la voce di una persona riprodotta artificialmente.
Volti noti nelle truffe
Pubblicità e video in cui personaggi pubblici, professionisti o imprenditori sembrano promuovere investimenti o prodotti. In questi casi possono entrare in gioco anche altri reati, come la truffa: la qualificazione spetta al legale.
⏱️ Perché il Tempo Conta
Un deepfake può sparire in poche ore: il post viene cancellato, il profilo chiuso, il video rimosso dalla piattaforma dopo una segnalazione. Chi lo ha diffuso ha tutto l’interesse a farlo sparire appena si accorge di essere stato scoperto.
Allo stesso tempo, i termini per presentare la querela sono brevi e decorrono di regola da quando si viene a conoscenza del fatto. Per questo la sequenza giusta è: conservare subito le evidenze, poi parlare con un avvocato per i termini e la strategia, poi segnalare e chiedere la rimozione.
📁 Cosa Conservare, e Cosa Non Fare
Da conservare
- L’indirizzo esatto (URL) del post, del video o della pagina;
- Il contesto: data di pubblicazione, profilo che l’ha diffuso, testo di accompagnamento, commenti e condivisioni visibili;
- Il profilo o il canale che ha pubblicato il contenuto, con il suo identificativo;
- Il file originale, se il contenuto ti è stato inviato in chat o via email, così come ricevuto;
- I messaggi con cui ti è stato segnalato o inviato, e quelli di eventuali ricatti o minacce;
- Le segnalazioni fatte alle piattaforme e le loro risposte;
- Le prove del danno: messaggi ricevuti da terzi, conseguenze sul lavoro o sulla reputazione.
Da evitare
- non condividere il contenuto con altri “per mostrarlo”, nemmeno per difenderti;
- non contattare né minacciare chi l’ha diffuso;
- non modificare, ritagliare o convertire i file ricevuti;
- non affidarti solo a uno screenshot di un video: un’immagine fissa perde audio, durata e contesto.
🧪 Screenshot o Acquisizione Forense?
Uno screenshot è meglio di niente, e va fatto subito se il contenuto rischia di sparire. Ma è facile da contestare: non documenta da dove proviene l’immagine, quando è stata catturata, né se il contenuto mostrato corrisponde a quello effettivamente pubblicato.
Un’acquisizione forense documenta invece la pagina o il contenuto alla fonte, con data e ora, indirizzo, contesto e un hash SHA-256 che permette di verificare nel tempo che i file non siano stati modificati. Quando possibile, si acquisisce anche il video o l’audio originale, non solo la sua immagine.
Per contenuti pubblicati sui social è disponibile il servizio di conservazione delle prove dai social media.
🔍 Si Può Dimostrare che è un Deepfake?
È la domanda che tutti fanno, e la risposta onesta è: dipende, e raramente con certezza. L’analisi tecnica può rilevare anomalie visive o sonore, incoerenze nei metadati, tracce di elaborazione. Ma i contenuti diffusi sui social vengono compressi e ricodificati, e molte di queste tracce si perdono.
Spesso è più efficace percorrere altre strade, che non richiedono di “riconoscere l’AI”:
- trovare l’immagine o il video di partenza, cioè la foto autentica da cui è stato ricavato il falso, ad esempio con ricerche inverse;
- dimostrare l’incompatibilità con fatti documentabili: dove eri, cosa indossavi, quando è stata scattata la foto originale;
- ricostruire la diffusione: chi ha pubblicato per primo, da quale profilo, con quali condivisioni.
Per l’analisi di contenuti sospetti di generazione artificiale è disponibile il servizio di certificazione di contenuti generati dall’intelligenza artificiale.
🚫 Prova e Rimozione: l’Ordine Giusto
Il primo istinto è far sparire il contenuto il prima possibile. È comprensibile, ma se la rimozione arriva prima dell’acquisizione, la prova può andare persa insieme al contenuto.
La sequenza consigliata è: acquisire, poi segnalare. Le due attività sono distinte e possono svolgersi a poche ore di distanza. Per immagini intime false è disponibile il servizio dedicato al riconoscimento e alla rimozione di contenuti deepnude; per la parte legale, la pagina sulla denuncia per deepfake.
⚠️ I Limiti da Conoscere
- un’acquisizione forense documenta cosa era pubblicato e dove, non chi l’ha creato;
- identificare l’autore di un deepfake non è sempre possibile con le sole evidenze pubbliche: spesso richiede l’intervento dell’autorità giudiziaria;
- l’analisi tecnica può fornire indicatori di manipolazione, ma non garantisce di stabilire con certezza che un contenuto sia stato generato con l’AI;
- se il fatto integri il reato dell’art. 612-quater o altre fattispecie è una valutazione giuridica, che spetta all’avvocato e all’autorità giudiziaria;
- la segnalazione alle piattaforme non garantisce la rimozione né la rapidità della risposta.
Un deepfake si può cancellare in un minuto. Una prova conservata male non si recupera più.
📚 Fonti
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