In ambito forense non tutte le fotografie hanno lo stesso valore probatorio. Una foto scattata direttamente dentro WhatsApp non è tecnicamente equivalente a una foto scattata con la fotocamera nativa del telefono. La differenza non è “di qualità”, ma di origine del file, trasformazioni applicate e possibilità di verifica.
Questo articolo descrive differenze tecniche tipiche tra immagini generate da un’app di messaggistica e immagini prodotte dalla fotocamera nativa. In scenari reali possono esistere eccezioni legate a modello, versione sistema operativo e impostazioni. L’approccio corretto resta sempre la verifica sul caso concreto.
Foto scattata dentro WhatsApp (icona fotocamera)
Quando si scatta una foto direttamente da WhatsApp, l’immagine viene creata dall’app, non dalla fotocamera nativa. Il file che ne deriva tende a essere trasformato immediatamente dal flusso applicativo.
- l’immagine viene generata dall’app e non salvata come originale “di camera”
- viene subito compressa e ricodificata
- i metadati EXIF completi spesso vengono rimossi o ridotti
- in molti casi non resta un file nativo originale in galleria con la stessa catena di provenienza
- il flusso tipico è: sensore → gestione app → file già trasformato
Risultato tecnico: spesso non esiste più un file nativo originale. Tecnicamente si dispone di una derivata applicativa, prodotta e normalizzata dall’app.
Implicazioni forensi e valore probatorio
Dal punto di vista forense, questo significa che è possibile dimostrare con buona solidità che una specifica immagine è stata inviata in una determinata chat, in un dato contesto e in una certa sequenza temporale. È invece più complesso dimostrare in modo pieno elementi legati all’origine “fisica” dell’immagine.
In generale:
- Si può dimostrare: che quella foto è transitata in quella chat e in quel momento, con riferimento alla conversazione.
- Non si può dimostrare in modo pieno: origine nativa del file, integrità originaria e parametri tecnici completi della pipeline di acquisizione.
In termini pratici:
- Valore probatorio pieno sull’immagine: spesso no, perché manca l’originale e mancano elementi tecnici determinanti.
- Valore probatorio sulla chat: sì, perché la conversazione e il contesto di invio sono ricostruibili e documentabili.
Foto scattata con fotocamera nativa del telefono
Nel caso della fotocamera nativa, il file nasce dal sensore e viene salvato nello storage del dispositivo come contenuto originale. Questo cambia radicalmente lo scenario tecnico e probatorio.
- il file nasce dal sensore e viene salvato come originale
- i metadati EXIF sono in genere più completi
- la struttura JPEG/HEIC tende a mantenere caratteristiche coerenti con l’origine
- il file è acquisibile con copia forense
- si può calcolare hash e documentare integrità nel tempo
- è più sensato effettuare analisi tecnica della pipeline e delle caratteristiche di acquisizione
Risultato: questa foto può avere un valore forense molto più solido, perché esiste un originale e si possono applicare metodologie di acquisizione e verifica.
Lo scenario migliore: originale + copia WhatsApp + correlazione temporale
La situazione più robusta, quando serve una perizia seria, è quella in cui la foto viene scattata con la fotocamera nativa e poi eventualmente inviata su WhatsApp. In questo modo si dispone di:
- l’originale nativo salvato sul dispositivo
- la copia elaborata da WhatsApp e transitata nella chat
- la correlazione temporale tra produzione e invio, ricostruibile attraverso la conversazione e altri elementi tecnici
In questo scenario è possibile lavorare in modo molto più rigoroso sia sul piano dell’immagine (origine e integrità) sia sul piano della comunicazione (contesto e dinamica).
Errore comune: confondere la foto in chat con l’originale
Un errore frequente è pensare che la foto presente in WhatsApp sia “l’originale”. Nella maggior parte dei casi è già un file trasformato. Questo equivoco genera aspettative errate e, in alcuni contesti, può indebolire la strategia probatoria se non si recupera subito l’originale nativo.
Raccomandazioni operative
- Se l’immagine è importante: scattare con fotocamera nativa e conservare il file originale.
- Se serve inviare: inviare pure su WhatsApp, ma mantenere l’originale e non sovrascriverlo.
- Se si prevede un contenzioso: evitare manipolazioni, editing e ricondivisioni multiple che alterano ulteriormente il file.
- Se serve prova della conversazione: documentare la chat con metodologie corrette e coerenti con l’obiettivo probatorio.
Note e riferimenti
- La compressione e la ricodifica delle immagini nelle app di messaggistica sono comportamenti comuni per ridurre peso e banda.
- La completezza dei metadati può variare in base a modello, sistema operativo e impostazioni.
- In ambito forense conta l’origine del file e la possibilità di preservare integrità e catena di provenienza.
Disclaimer: contenuto a scopo informativo e tecnico. Ogni valutazione probatoria dipende dal caso concreto, dal dispositivo e dalle modalità di acquisizione delle evidenze.
È importante ricordarsi che …
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