Come ricostruire il contributo dell’IA e la verifica del perito? Un percorso evidenziario per gli accertamenti forensi con EVIDE
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Un sistema di intelligenza artificiale può aiutare a selezionare, classificare o confrontare grandi quantità di materiale digitale. Quando il suo risultato entra in un accertamento forense, però, nasce una domanda ulteriore: se la conclusione viene contestata, sarà possibile ricostruire il contributo dell’IA e il controllo svolto dal professionista?
Su analisiforense.eu apriamo un ambito di lavoro dedicato alla documentazione dell’analisi forense assistita dall’IA. Attraverso EVIDE possiamo progettare, per casi circoscritti, un deposito evidenziario dei passaggi rilevanti. La progettazione parte sempre dal tipo di accertamento e dai materiali realmente disponibili: non esiste un deposito che, da solo, renda attendibile un’analisi.
Il problema: tra l’output dell’IA e la conclusione del perito
Una relazione può affermare che «il risultato è stato verificato dall’esperto». Per comprendere il significato di quella frase bisogna poter distinguere almeno tre elementi: che cosa ha restituito lo strumento, quali verifiche sono state compiute sul materiale e quale valutazione ha assunto il professionista. Se l’accertamento viene riesaminato mesi dopo, queste informazioni non dovrebbero dipendere soltanto dal ricordo dell’operatore o dalla possibilità di riaprire il software originale.
Il punto non è registrare ogni clic. È selezionare gli elementi necessari a ricostruire i passaggi che hanno inciso sulla conclusione e dichiarare anche ciò che non era conoscibile. La disponibilità di un log di esecuzione, per esempio, non dimostra di per sé che una determinata persona abbia valutato criticamente il risultato.
Un esempio: una corrispondenza proposta dall’IA
Immaginiamo che uno strumento segnali una possibile corrispondenza tra due elementi digitali. Il professionista esamina i materiali originali, rileva una differenza significativa e conclude che la corrispondenza non può essere utilizzata come identificazione certa. In seguito, una parte contesta la conclusione.
Per esaminare il percorso dell’accertamento, un altro professionista dovrebbe poter individuare:
- i materiali di partenza e l’eventuale acquisizione forense che li riguarda;
- quali dati sono stati effettivamente forniti allo strumento di IA, distinguendoli da quelli semplicemente disponibili;
- l’output prodotto, con la versione e la configurazione dello strumento quando note e documentate;
- quali materiali il professionista ha esaminato direttamente e quali controlli autonomi ha compiuto;
- le discrepanze e le incertezze che sono rimaste aperte;
- la conclusione motivata, il suo autore e il momento in cui è stata formalizzata.
Se una parte di questo percorso non è stata registrata, va indicata come non documentata. Un deposito successivo può conservare una dichiarazione resa in quel momento successivo; non può trasformarla retroattivamente in un’osservazione contemporanea all’analisi.
Human-in-the-Loop: documentare l’intervento, non soltanto dichiararlo
Il controllo umano è significativo quando è possibile descriverne l’oggetto e il risultato. Una firma sulla relazione individua chi assume la conclusione, ma non spiega da sola quali output dell’IA siano stati confermati, respinti o sottoposti ad altre verifiche.
La Carta etica della CEPEJ sull’uso dell’IA nei sistemi giudiziari richiama, tra i propri principi, la trasparenza e il controllo da parte degli utilizzatori. È un riferimento di contesto utile per porre domande sulla verificabilità dei processi, senza attribuirgli un obbligo specifico per ogni consulenza tecnica privata.
Esiste anche un riferimento normativo italiano più circoscritto. L’art. 3, comma 4, del D.Lgs. 9 settembre 2026, n. 160, pubblicato il 15 settembre 2026, prevede per l’impiego di sistemi di IA nelle attività di polizia forme di revisione umana qualificata dei risultati prima del loro utilizzo in atti e provvedimenti incidenti sulla sfera giuridica degli interessati, con una documentazione che ne assicuri la tracciabilità. Il decreto contiene inoltre disposizioni transitorie. Questa previsione non si applica automaticamente alla perizia privata; mostra, nel proprio ambito, l’importanza di poter documentare l’intervento umano.
Che cosa può aggiungere EVIDE
EVIDE è un livello di deposito evidenziario esterno rispetto allo strumento che ha prodotto l’analisi. Al momento della chiusura di una valutazione può conservare un record strutturato del contesto dichiarato: la persona o l’organizzazione associata al deposito, il ruolo dichiarato, la decisione formalizzata, il momento del deposito, le ragioni indicate, i riferimenti agli elementi disponibili e le eventuali condizioni non risolte. Il profilo Human Structured Intake consente la registrazione strutturata di una determinazione umana.
In un flusso forense progettato insieme al cliente, una determinazione umana strutturata potrebbe riportare la valutazione dell’esperto e il contesto dichiarato disponibile alla chiusura. Gli eventuali materiali di supporto richiedono però una scelta ulteriore: richiamarli come riferimenti esterni oppure inviare effettivamente un file a EVIDE. Sono due meccanismi distinti, con contenuti e possibilità di verifica diversi. Non va dato per scontato che i due percorsi formino automaticamente un unico deposito. La qualità della ricostruzione dipende anche da come i materiali sono stati acquisiti, conservati e collegati a monte.
Riferimento a un file e deposito del file: due fatti diversi
La parola «artefatto» indica in EVIDE due meccanismi diversi, documentati nella pagina EVIDE Artifacts:
- External Artifacts — riferimenti dichiarati. Tramite l’estensione
evidence_referencesdell’API o di MCP, il dichiarante può registrare un riferimento a un materiale che rimane fuori da EVIDE. Il riferimento può includere origine, relazione con il record, descrizione, stato di conservazione e un eventuale hash calcolato a monte. EVIDE conserva la dichiarazione: non apre il riferimento, non riceve il file, non calcola né verifica quell’hash e non accerta se il materiale esista ancora. - Human-uploaded Artifacts — file ricevuti. Attraverso l’invio umano di un
FILEoZIP, EVIDE riceve e conserva i byte trasmessi e ne calcola sul server l’hash SHA-256. Il digest identifica il file effettivamente ricevuto, non un file soltanto descritto dal dichiarante. Gli inviiURLeTEXTgenerano record acquisiti, ma non sono artefatti binari materializzati come FILE e ZIP.
Anche nell’Evidentiary Artifact Record (EAR) i due percorsi restano distinti: un artefatto esterno appare come riferimento dichiarato; un FILE o ZIP ricevuto appare nella sezione RECEIVED ARTIFACT con un’identità del file derivata da EVIDE. Il file caricato può essere recuperato dalla piattaforma solo finché resta entro il periodo di conservazione applicabile. Un semplice riferimento esterno non permette a EVIDE di restituire i byte del materiale citato.
Il calcolo di un hash sui byte ricevuti non dimostra, da solo, che il contenuto sia vero, che il file sia stato generato nel modo dichiarato o che provenga dalla fonte indicata. Inoltre EVIDE non confronta automaticamente l’hash dichiarato per un riferimento esterno con quello di un file eventualmente caricato in un altro invio. Se tale confronto serve all’accertamento, deve essere previsto e documentato nel flusso tecnico.
Per questo, prima di usare EVIDE occorre stabilire chi acquisisce gli originali, quali file saranno davvero inviati alla piattaforma, quali resteranno presso altri soggetti, per quanto tempo dovranno restare disponibili e come un terzo potrà esaminarli. La riservatezza dei dati e le modalità di accesso vanno definite per il singolo incarico. Né il riferimento dichiarato né il file ricevuto costituiscono, per il solo fatto del deposito, una certificazione FEDIS: quest’ultima è un passaggio distinto, da richiedere espressamente.
Il percorso proposto da analisiforense.eu
Il nuovo ambito di consulenza parte da un caso pilota delimitato, concordato con il professionista o con il laboratorio interessato. L’obiettivo è costruire un flusso di documentazione proporzionato all’accertamento, non introdurre una formula standard da applicare indistintamente a ogni perizia.
- Definizione del perimetro. Individuiamo l’attività assistita dall’IA, lo scopo dell’accertamento e il punto in cui l’esperto assume una valutazione.
- Mappa dei materiali. Separiamo originali, copie acquisite, input forniti all’IA, output prodotti, verifiche autonome e relazione finale.
- Scelta dei punti da documentare. Stabiliamo quali dichiarazioni e riferimenti devono essere fissati al momento della chiusura e quali incertezze vanno conservate come tali.
- Deposito e conservazione. Scegliamo esplicitamente se dichiarare riferimenti esterni tramite API/MCP, inviare FILE/ZIP attraverso l’interfaccia umana o conservare i materiali con procedure forensi distinte; definiamo inoltre le esigenze di accesso e conservazione.
- Verifica di ricostruibilità. Un secondo professionista prova a ripercorrere l’accertamento sulla base di ciò che è stato realmente preservato: le lacune emerse diventano indicazioni per migliorare il flusso.
Il perimetro e le modalità operative vengono definiti prima di proporre l’impiego del deposito su materiali sensibili o di promettere un risultato probatorio. La possibilità di ricostruire il percorso è una condizione evidenziaria da verificare, non una certificazione automatica della conclusione.
I limiti: ciò che resta da provare
EVIDE non determina se un metodo scientifico sia valido, se l’output dell’IA sia attendibile, se una conclusione peritale sia corretta o quale peso debba avere nel processo. Non sostituisce l’acquisizione forense dei dati originali, i test dello strumento, il contraddittorio tra le parti o la valutazione del giudice. Non attribuisce automaticamente responsabilità giuridiche a chi compare nel record.
Il suo contributo è rendere più preciso l’oggetto della verifica successiva: quali informazioni sono state dichiarate, quali file sono stati effettivamente ricevuti, quali limiti erano visibili e che cosa resta fuori dal record. Anche un’incertezza conservata come tale può essere importante per valutare correttamente un accertamento.
Contatti: valutiamo un caso concreto
Se sei un perito, un consulente tecnico, un avvocato o il responsabile di un laboratorio e vuoi capire se questo approccio è utile nel tuo lavoro, descrivi in termini generali il tipo di accertamento e la fase in cui interviene l’IA. Possiamo valutare un perimetro pilota e indicare quali passaggi potrebbero essere documentati con EVIDE.
Richiedi una valutazione preliminare tramite il modulo contatti. Nel primo messaggio evita di inserire dati riservati o materiali del procedimento: concordiamo successivamente il canale e le modalità di trasmissione più adatti.
Visita il sito dedicato ad EVIDE AI – Infrastruttura Evidenziaria per Decisioni AI e Umane [ click qui ]
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